Porno Strega, o il piacere del femdom

Copertina di Porno Strega

C’è solo una cosa che potrebbe far uscire una strega porca dal suo eremo…

Strega Susanna vive da sola al di là del fiume e sta bene così. Ogni tanto si masturba in solitario con i suoi dildo stregati o si scopa qualche viandante di passaggio. Non vuole né uomini né donne che le rompano le scatole, motivo per cui attraversare il suo territorio può essere molto pericoloso.

Quando pesca il giovane Rocco a spiarla mentre si masturba, la strega porca lo rimette subito al suo posto: piegato a novanta, costretto a subire tutto quello che le viene in mente. Non tutto il male viene per nuocere, però.

Il ragazzo ha un talento nascosto enorme, è proprio il caso di dirlo. Talento che nessuna donna o uomo è mai riuscito a gestire, lasciando Rocco all’oscuro di alcuni dei più grandi piaceri della vita. Per fortuna non c’è sfida che la strega Susanna non possa affrontare. Neanche quella lunga 30 centimetri del giovane.

Un racconto erotico breve ma intenso

“Porno Strega” è un racconto erotico hard autoconclusivo, ispirato a uno dei personaggi di “Porno Favola di Aurora”. La storia gira attorno alle pratiche femdom, ovvero quelle di dominazione femminile: l’ideale se il tuo sogno erotico è sempre stato lasciare il controllo a una donna più esperta.

All’interno del racconto trovi le seguenti pratiche.

  • Masturbazione femminile
  • Pegging
  • Sesso orale da donna a uomo
  • Sesso orale da uomo a donna
  • Deep-throating maschile
  • Bondage
  • Sesso vaginale

Estratto da “Porno Strega”

Batto tre volte le mani. I rami dei cespugli si srotolano là dove dovrebbe esserci l’intruso. Un gemito, il tonfo di un corpo che cade sull’erba.

«Portatelo qui.»

Il cespuglio si apre e i rami si sollevano, attorcigliati attorno al corpo di un giovane uomo. Ha corti capelli biondi e la pelle del viso bruciata dal sole. Indossa una maglia di tela e un paio di calzoni aperti, raccolti intorno alle caviglie legate.

In mezzo alle cosce pende un biscione lungo quanto il mio dildo più grande. Ed è a riposo.

Il ragazzo si agita. «Perdono, signora. Ero di passaggio, ho sentito dei rumori e―»

«E hai pensato bene di menartelo un po’ mentre mi spiavi.» Mi alzo e il dildo scivola fuori di me. «Lo sai chi sono?»

Annuisce con foga. Il biscione ondeggia. «La Strega Susanna, che vive oltre il fiume.»

«E sai che questo è il mio territorio e che non voglio intrusi?»

«Sì.» Abbassa gli occhi. «Perdono, mia signora. Ero curioso e mi sono addentrato più del dovuto.»

Gli sollevo il mento con la mano. «Perché hai i pantaloni abbassati?»

La faccia gli diventa rossa e il cazzo si gonfia. «Giuro che non volevo, ma lei era così bella e io…» Scosta lo sguardo.

Da quant’è che non vedo un cazzo vero? Forse da quando è passato quel tipo strano che voleva la rosa per la figlia.

Sfioro il cazzo con la punta delle dita. Trema, si solleva un poco. Lo prendo nel pugno.

«Vuoi farti perdonare?»

Il ragazzo annuisce, gli occhi puntati a terra.

Sogghigno. Molto bene.

Batto le mani. I rami si stringono intorno ai polsi e alle caviglie del ragazzo, si tendono verso l’esterno aprendo braccia e gambe del giovane. Due rami afferrano i vestiti e li strappano via. Gocce di sudore corrono in mezzo ai pettorali fino agli addominali scolpiti. I muscoli delle gambe sono tesi. Anche quello che c’è in mezzo svetta in tutta la sua potenza.

Accarezzo la terga dura. Per stringerla mi ci vorrebbero tre mani. E forse non basterebbero.

«Sei un ragazzo molto dotato, sai?»

Mi inginocchio tra le gambe del giovane. Faccio correre le mani sulle gambe e sul culo sodo. Affondo la faccia dentro il cespuglio biondo dell’inguine e il cazzo dritto mi accarezza la guancia. Solletico l’asta con la punta del naso e con le labbra semiaperte, su e giù.

La testa del ragazzo pende di lato. Sospira.

«Te l’hanno mai succhiato?» Passo le dita sull’asta.

Scuote la testa. «No. Dicevano tutte che è troppo grande.»

Chiudo il pugno intorno alla base del cazzo. Tra indice e pollice rimane un dito abbondante di spazio. Una bella sfida, in effetti.

Alzo gli occhi. «Povera stellina. Ci penso io a te.»

Poggio il cazzo in mezzo alle tette e le stringo intorno. La punta sfiora la bocca. Tiro fuori la lingua e lecco il frenulo, lo sguardo puntato sulla mia deliziosa vittima.

Il ragazzo sussulta, i rami che lo tengono legato si tendono.

Chiudo le labbra intorno al glande e lo succhio con delicatezza. Le tette si muovono su e giù lungo l’asta, rese scivolose dal rivolo di saliva che scivola dalle mie labbra lungo il cazzo teso. Piego la testa per prenderne di più e la carne pulsante mi riempie la bocca. La mascella fa male dalla tensione e la lingua è bloccata sotto l’enormità che sto succhiando.

Questa potrebbe essere un’impresa impossibile anche per me.

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